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I Falisci erano una popolazione di origine indo-europea (per una diversa teoria si tratterebbe di una popolazione autoctona), affine ai Latini per lingua e costumi, tanto che per alcuni studiosi la loro venuta è contemporanea a quella degli stessi Latini, lungo la direttrice nord-sud della costa occidentale della penisola italiana ed antecedente alle discesa di altre popolazione di origine indo-europea di stirpe Umbro-Osche. La comune origine dei Falisci e Latini sarebbe dimostrata soprattutto dalle comunanze riscontrate tra le due lingue, tali da farle ritenere discendenti da una stessa matrice risalente all’età del bronzo. Il territorio dei Falisci era compreso tra i confini naturali del fiume Tevere, dei Monti Cimini e Sabatini (corrispondente a parte alla provincia nord di Roma ed a parte di quella di Viterbo), quindi contiguo a quello dei Latini, dei Sabini e degli Etruschi.
La vicinanza con i due potenti popoli vicini dei Latini e degli Etruschi ebbe una forte influenza, riscontrabile nei diversi ritrovamenti in quest’area a loro riferibili; dagli stessi reperti si ricavano anche elementi di un’influenza greca, che dimostra legami con le colonie greco-campane quantomeno di natura commerciale. preLe città principali dei Falisci erano Falerii (la capitale che raggiunse il suo apogeo nel VI secolo a.C. detta in seguito Falerii veteres, corrispondente all'attuale Civita Castellana), Capena, Fescennium, Narce (presso l'odierna Calcata), Vignanello; per Nepi e Sutri, data la loro posizione a limite del confine con gli Etruschi, è ancor oggi dibattuta l’appartenenza all’una o all’altra popolazione. La storia dei Falisci è segnata dalla vicinanza con Roma dalla quale, seppur affine per le comuni origini, dovette difendersi nel corso dei secoli, anche alleandosi con gli etruschi; la loro resistenza terminò nel 241 a.C. quando Faleri Veteres fu rasa al suolo e di fatto i Falisci finirono di avere una storia propria distinta da quella di Roma. I Falisci tentarono di contrastare le politiche espansionistiche romane, a cominciare dalla lunga guerra tra Roma e Veio che vide i Falisci alleati con i veienti fino a che questi furono sconfitti dai romani 396 a.C.; come conseguenza della sconfitta di Veio i romani occuparono le città di Capena, Sutri, Nepi e nel 394 a.C. anche quella di Faleri.
La pace con i romani dura poco, tant’è vero che quando nel 358 a.C. Tarquinia insorse contro Roma, anche i Falisci presero nuovamente le armi contro il potente vicino; ma anche questa volta, precisamente nel 351 a.C., i Falisci capitolarono nuovamente. Questa volta venne siglata un’alleanza tra romani e falisci, alleanza che prevedeva anche lo stanziamento di una guarnigione romana nella città di Falerii. Il trattato di alleanza non bastò tant’è vero che al termine della Prima guerra punica i romani si rivolsero nuovamente contro i falisci che profittando della guerra, erano nuovamente insorti. Questa volta però la vendetta di Roma fu tremenda; dopo averli battuti in combattimenti che costarono la vita di circa 15000 falisci, i romani rasero al suolo Falerii e la ricostruirono come Falerii Novi, in una nuova sede meno diffendibile, popolandola con i cittadini superstiti, privati di tutti i loro averi e di parte del loro territorio, annesso a quello di Roma come bottino di guerra. In seguito alla vittoria sui Falisci, i romani eressero sul Celio un tempio a Minerva capta, dove posero una statua della dea asportata dalla città di Falerii Veteres conquistata.
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