| 
NOVECENTO CORCHIANESE
Racconti, ricordi, vite sulle sponde del Rio
Fratta: la Vòriga, le Mole, la Centrale
S. Le Mole... addietro
comincia, dalla cascata, venendo giù, che poi c'era la Vòriga... se
chiamava la Vòriga, no? Comunque 'sta Vòriga è il lago de Vico de
Corchiano... Tutti a fa il bagno lì...
A. Era tre metri alta...
S. Ce
se passava mezza giornata...
A. Io so' annato un pajjo de vòrte, poi
non sapevo notà, m'affogavo, non ce so 'nnato più...
S. adesso non
t'affoghi più, perché d'acqua ce n'è di meno...
A. Te dirò... tempo
che ha fatto caldo tanto, anni addietro, ha fatto un'estate molto
calda, non me ricordo il tempo, co' tutto che c'era l'inquinamento,
avevano adottato quel pezzettino che era pulito... annavano a fa' il
bagno lì, con tutto che è inquinato, l'inquinamento è quello che è...
quindici anni fa, non lo so... faceva caldo tanto tanto tanto...
S.
Eravamo regazzini... chi andava alla Vòriga va bene, ma chi andava al
fosso... se te volevi fa' la doccia, dovevi annà al fosso... perché
prima il bagno in casa non c'era...
S. Ma prima ancora... me
ricordo come un sogno... Nanni che annava giù col somaro, col sacco del
grano, veniva su col sacco della farina... parlamo de cinquantacinque
anni fa, così... io so' del Quarantasette... nei primi anni
Cinquanta...
E. Finché c'era la Rocca... sotto la Rocca c'erano
l'olive... macinavano l'olio... io so' un po' più grande, so' del
Trentotto... la mia razza è corchianese, io so' nato a Roma, ho vissuto
a Roma, però i miei stanno tutti qui... allora venivo su in tempo de
guerra, era pe' necessità, dopo era vacanza, allora 'ste cose qui, 'sti
bagni... per esempio, all'epoca sotto al centro storico c'era l'abbutto
no?, tutti s'affacciavano dalla finestra... non c'era manco l'acqua
dentro casa, dovevi annà al fossarello a prende' l'acqua e portarla su,
utilizzalla e poi buttalla... nel dopoguerra, fino al Cinquanta, fino a
che non hanno messo l'acqua dentro le case, hanno messo i bagni...
c'era la fontana, il lavatoio...
A. In un secondo tempo (quand'è?,
anni Sessanta?), hanno messo l'acqua...
E. Anche la pesca che
raccontano loro, quando là sotto c'erano gli orti, c'erano tante canne,
s'andavano a fa' le canne, allora se manteneva pulito... poi
praticamente nel fosso c'erano le nasse, e ce campavano pure famijje,
c'era uno zio mio che pescava co' queste nasse, un po' lo mangiavano,
un po'... o lo scambiavano co' altri generi o lo vendevano... co' le
nasse de salcio... però era un'altra acqua, era un'altra zona... lì
sotto, nonostante c'erano gli abbutti... la gente annava giù e buttava
il secchio de sotto, chi le buttava dalle finestre, chi andava in un
posto preciso, come dicono loro... filtrava e i pomodori venìvono... in
più era pulito, perché ce se annava a fa' 'sti lavori, ce se annava a
fa' le canne, de conseguenza era pulito, perché ogni anno se tajjàvano
le canne, che poi lì, se vai a prenderla, forse trovi il padrone, ma se
dici de curalla non c'è più padrone... se tu dici: "Di chi è questo?",
non lo sa nessuno, ma se dici: "Io la vorrei comprà", ecco il padrone.
S. Le Caprarecce, se po' di', era zona abitata, c'erano tutte
stalle... mucche, asini, laggiù c'era di tutto. Le grotte venivano
utilizzate... fino a quando...
A. Penso fino a una trentina de anni
fa...
E. Stalle e cantine scavate e costruite davanti...
A. C'era una
persona, ciavéva ottantotto anni, Gilberto, lui andava da Corchiano
alla Madonna delle Grazie... sempre passava di lì... ha passato sempre
lì, fino che ce l'ha fatta...
S. Quando c'era la Centrale, c'era
Emanuele che stava sempre giù a rimette' a posto, che je mancava la
luce... questa è stata chiusa, penso, verso il Sessanta... anche più in
là... comunque io me ricordo che ero ragazzetto, noi la corrente non ce
l'avevamo a casa, se andava col lume a petrolio, invece più sotto c'era
zi' Lello, Noemi, ciavévano tutti la corrente, la centoventicinque, che
je veniva fornita da quella Centrale, passavano du' fili, che sopra
'sti du' fili (penso te lo ricordi pure te), pe' ballà pijjavamo du'
fili, uno de qua e uno de là... e il giradischi annava...
La
"Banca del Racconto" e le comunità protagoniste:
per una
valorizzazione attiva dei patrimoni narrativi della Tuscia
Il progetto
"Banca del Racconto" lavora sulle identità del nostro territorio e dei
suoi paesaggi a partire dai suoi patrimoni narrativi. L'obiettivo è
restituire alle comunità interessate i patrimoni narrativi raccolti con
l'interesse di un buon tasso di sociabilità dei saperi.
L'idea è
semplice: attraverso una prima fase di dialogo con agenzie e soggetti
di mediazione culturale attivi sul territorio (musei e biblioteche,
scuole e centri per anziani, appassionati, studiosi e scrittori di cose
e storie locali ecc.), gli operatori della Banca del Racconto
identificano uno o più "focolari" narrativi di rilievo rispetto
all'identità comunitaria.
Nella seconda fase gli operatori raccolgono
racconti con l'ausilio di adeguata tecnologia video-audio.
In una
terza fase i racconti raccolti vengono trasformati. In questa direzione
operatori e narratori locali contrattano e definiscono le forme di una
restituzione narrativa alle comunità: potrà trattarsi di un video, di
un libro, di conferenze o lezioni-spettacolo, di spettacolo tout court,
di una mostra, di passeggiate-racconto o di vere e proprie visite
guidate.
La peculiarità del progetto è che i narratori partecipano da
protagonisti, sotto la regia degli operatori-tutor, anche alle fasi di
progettazione e di concreta realizzazione della restituzione alle
comunità. |